Nell’ultimo report della Commissione per l’efficienza della Giustizia della Ue, realizzato però su dati del 2018, gli esperti hanno stimato che in Italia un processo civile dura, in media, complessivamente 2.656 giorni, cioè 7 anni e 101 giorni: tanto ci vuole per il passaggio in giudicato d’una sentenza civile – cioè la pubblicazione d’una sentenza “definitiva” attraverso tutti i tre gradi
di giudizio (Primo grado, Appello e Cassazione) previsti dal nostro Ordinamento. In Francia e Spagna, un processo civile dura complessivamente meno di quattro anni, cioè la metà che in Italia, in Svezia poco più d’un anno. Il raffronto con gli altri Stati è impietoso: siamo all’ultimo posto in Europa, persino Malta fa meglio di noi, mentre siamo (tristemente) primi per il numero di cause civili
tuttora pendenti. Oltretutto, a causa della pandemia da Covid-19, i tempi dei processi civili italiani si sono inevitabilmente dilatati. Non è un caso che la profonda rivisitazione delle tempistiche e delle procedure della Giustizia civile sia una delle condizioni poste per ottenere l’insieme dei prestiti e dei sussidi previsti dal
Recovery Fund: nessuna grande società straniera è più disponibile a investire ingenti somme nel nostro Paese, con il rischio di ritrovarsi imbrigliata in vicende giudiziarie che possono
durare molti anni.

Jonathan Donadonibus, Business Strategy Consultant di Ambrosetti – The European House, ha affermato che «se solo avessimo un sistema giudiziario allineato alla media europea,
riusciremmo ad attrarre fino a 170 miliardi di investimenti esteri oltre a un recupero sul Pil tra i 30 e i 40 miliardi». Infatti, il Pnrr ha previsto di intervenire strategicamente anche
sul Processo civile. La Riforma, che ha già avuto disco verde in Senato ed è al vaglio della Camera, prevede la “semplificazione” del processo di Primo grado, mediante l’anticipazione, rispetto alla prima udienza, di tutte le argomentazioni, le eccezioni, le prove e le domande formulate dalle parti: così facendo, il Giudice sarà messo nelle condizioni di poter istruire (o trattenere in decisione) la causa già dalla prima udienza. Sono previste novità anche per accelerare la fase decisoria di Primo grado (abolita l’udienza di precisazione delle conclusioni) nonché snellire l’Appello (ci sarà un vero filtro sulle ammissibilità dei ricorsi) ed innovare il giudizio innanzi alla Cassazione (spazio al ricorso diretto). Altra importante novità sarà data dall’abolizione del Tribunale per i Minorenni, che sarà sostituito dal Tribunale della Famiglia, il quale raccoglierà tutte le questioni riguardanti famiglia, persone e minori. Con la Riforma, verrà fiscalmente incentivato l’utilizzo della cosiddetta Alternative Dispute Resolution (la soluzione alternativa delle controversie, tra cui sono comprese la mediazione e la negoziazione assistita),ciò al fine di definire, lontano dalle aule dei Tribunali, alcune specifiche vertenze di diritto civile. La ministra Cartabia ha affermato che «per quanto riguarda la Giustizia, gli obiettivi sono chiari. In cinque anni dobbiamo ridurre del 40% i tempi dei giudizi civili e del 25% quelli dei giudizi penali»,

Un obiettivo ambizioso, raggiungibile solo grazie all’impegno di tutti gli operatori del “Sistema Giustizia”. Anche questa volta l’Avvocatura farà la sua parte: che il suo sforzo non sia
reso vano.

avv. Sergio Terzaghi
presidente della Camera Civile di Varese